Concepito sin dal 1985 da Giovanni Ruffino, l’ALS è un atlante linguistico regionale di nuova generazione che si compone di due sezioni, etnografica e variazionale. Lo scopo primario è quello di portare alla luce, con inchieste sul campo, il polimorfismo linguistico siciliano, facendo emergere da un lato i legami tra cultura materiale e cultura dialettale, dall’altro i rapporti che legano struttura linguistica e struttura socio-spaziale. In questo senso va letta la volontà di documentare tutto il repertorio linguistico isolano nella sua complessa stratificazione diacronica e sincronica, dando corpo a quella che Alberto Varvaro ha felicemente definito “dialettologia unitaria”. Reti dei punti, informatori e metodi di indagine si adattano all’obiettivo scientifico di volta in volta individuato. Negli anni si sono svolti numerosi corsi di formazione per i raccoglitori sul campo e trascrittori. Le collane di strumenti e materiali dell’ALS sono pubblicate dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani.
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Il concetto di arealità di un toponimo riguarda la sua connessione con oggetti geografici di vasta estensione territoriale, come laghi, centri abitati, boschi, paludi, monti, pianure, ex feudi, spiagge o intere regioni. La posizione del toponimo areale è determinata rispetto al baricentro dell’area geografica di riferimento. Questo implica che il toponimo non corrisponda necessariamente a un punto preciso, ma piuttosto a una zona centrale o a un’area di riferimento che rappresenta l’oggetto geografico in questione.
ATOS (Archivio dei toponimi orali in Sicilia) è una piattaforma digitale progettata per raccogliere e organizzare i dati toponomastici derivanti dalle inchieste sul campo. La banca dati, sviluppata in collaborazione con una società specializzata, è strutturata secondo un’architettura conforme alla classificazione predefinita delle tassonomie toponimiche siciliane, garantendo così un’organizzazione sistematica e coerente delle informazioni. L’obiettivo principale di ATOS è la creazione di un network tra più università, favorendo la condivisione, il confronto e l’analisi.
L’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano (ATPM) è un progetto di ricerca toponomastica avviato nel 1983 con l’obiettivo di raccogliere, preservare e valorizzare i toponimi di tradizione orale delle aree montane piemontesi, restituendoli nella loro forma originale ancora in uso, al fine di scongiurare la perdita della memoria storica e documentale di tali denominazioni. Concepito nel 1970 da Arturo Genre, il progetto è attualmente diretto da Lorenzo Massobrio e Federica Cugno. L’iniziativa è promossa e finanziata dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte ed è gestita operativamente dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Torino. Di seguito è disponibile il link alla pagina. L’attuale Direttrice scientifica è la prof. Federica Cugno.
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La categoria formale dei toponimi si riferisce alla classificazione dei nomi geografici in base alla loro struttura morfologica. Dal punto di vista dell’analisi formale, i toponimi possono essere distinti in: lemmi semplici (sostantivo o aggettivo); derivati tramite aggiunta di suffissi derivazionali o alterativi (diminutivi, accrescitivi, peggiorativi); composti senza elemento di collegamento e composti con elemento di collegamento.
Il Centro di studi filologici e linguistici siciliani è stato fondato nel 1951 per la comune volontà dei più illustri linguisti e filologi siciliani di quegli anni: Ettore Li Gotti, Salvatore Battaglia, Antonino Pagliaro, Giorgio Piccitto, Salvatore Santangelo. Il Centro promuove gli studi sul siciliano antico e moderno, con una speciale attenzione rivolta al mondo della scuola, per un corretto approccio alla cultura dialettale e alla storia linguistica della Sicilia. Di seguito viene fornito il link alla pagina di riferimento.
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Limite spaziale definito dalla percezione soggettiva dei parlanti, spesso non coincidente con i confini amministrativi ufficiali. Esso rappresenta l’estensione di un territorio vissuto e utilizzato dalla comunità, anche quando formalmente ricade al di fuori del proprio comune di appartenenza. Tale percezione, influenzata da esigenze pratiche, lavorative o culturali, riflette una relazione fluida e dinamica con il territorio, particolarmente evidente in contesti rurali o in piccole comunità, dove i confini formali assumono un ruolo secondario rispetto all’esperienza quotidiana degli abitanti.
Nomi di luogo di attività commerciali. Hanno la funzione di distinguere un esercizio rispetto agli altri, pubblicizzarlo, caratterizzarlo, attirare il cliente.
La carta tecnica regionale (CTR) è un tipo di carta topografica prodotta dalle regioni italiane per rappresentare con precisione il proprio territorio. Il termine “tecnica” si riferisce al fatto che questi strumenti cartografici riproducono gli elementi geografici senza alterarne le dimensioni e la posizione, fornendo una proiezione fedele della realtà. Elementi come edifici, strade e altre strutture sono rappresentati nella loro forma reale, senza l’uso di simboli convenzionali, ma con la vera geometria vista dall’alto. Queste carte utilizzano una scala relativamente grande, solitamente 1:5.000 o 1:10.000, ma possono arrivare anche a scale più dettagliate.
Il progetto onomastico DATOS (Dizionario atlante dei toponimi orali di Sicilia), coordinato scientificamente dalla prof.ssa Marina Castiglione, si inserisce all’interno del più ampio progetto dell’ALS (Atlante Linguistico della Sicilia), sostenuto scientificamente dai Dipartimenti di Scienze Umanistiche delle Università di Palermo, Catania e Messina, come sancito dalle delibere dei rispettivi Consigli di Dipartimento. L’obiettivo principale del progetto è documentare dettagliatamente l’intero patrimonio toponomastico siciliano, sia nella sua forma popolare che in quella già documentata e cartografata. La ricerca mira a raccogliere, studiare e preservare il patrimonio toponomastico tradizionale, che è minacciato non solo dal cambiamento linguistico, ma anche dal depauperamento delle aree rurali e dalla diminuzione della relazione tra uomo e risorse agro-pastorali. A differenza di altri progetti toponomastici regionali del territorio italiano, il DATOS si svilupperà su aree piuttosto che su singoli comuni, sfruttando l’esperienza dell’ALS sia nella definizione di spazi linguistico-culturali omogenei e sia nella raccolta etnotestuale, che da sempre contraddistingue la metodologia della ricerca ALS.
Nomi relativi alla presenza di un particolare tipo di vegetazione (Lànnaru ‘oleandro’, Ruocca di fava ‘rocca della fava’, Ficarìcchia ‘fichi’).
Nomi di corsi e specchi d’acqua, sorgenti, stagni, acquitrini: Surgenti, Bbrivatura, ma anche quelli meno trasparenti, come Currìci.
L’Istituto Geografico Militare (IGM) è un ente che svolge le funzioni di organo cartografico per l’Esercito italiano e di ente cartografico per lo Stato, in conformità alla legge n. 68 del 2 febbraio 1960. Si occupa della produzione della cartografia nazionale, avvalendosi di avanzate attrezzature che lo rendono uno dei più moderni (ma anche tra i più antichi e consolidati) istituti in Italia.
Figura cruciale nelle ricerche toponimiche, dotata di una profonda conoscenza del territorio, in grado di colmare le discrepanze tra le informazioni presenti nelle fonti ufficiali e quelle fornite dagli informatori locali. Il ruolo dell’informatore mappatore consiste nella mappatura georeferenziata di toponimi appartenenti esclusivamente al patrimonio popolare, che sarebbero altrimenti difficili o impossibili da localizzare, contribuendo così alla documentazione e alla salvaguardia di un importante patrimonio culturale e linguistico.
Riguarda gli insediamenti abitativi più piccoli (frazioni, borgate o anche quartieri e villaggi), le denominazioni poderali, gli idronimi minori (come fonti e rivi) e, talora, gli odonimi (nomi di piazze e vie urbane ed extra urbane). La microtoponomastica risulta spesso di complessa interpretazione etimologica per la scarsità di documentazione scritta e per l’essere strettamente collegata all’antroponimia, al nome, cognome, soprannome di un proprietario o di chi ha utilizzato il luogo.
Fenomeno in cui il legame tra un segno linguistico e il suo significato o la sua funzione non è trasparente o immediatamente percepibile. In altre parole, l’elemento linguistico non rivela facilmente la sua origine o il suo significato attraverso la forma che assume.
Sono detti oronimi i nomi propri dei monti e i rilievi di varia altitudine (es. Alpi, monte Rosa, Dolomiti).
Processo per il quale una data etichetta onomastica (o, anche, qualunque voce lessicale), la cui motivazione e il cui etimo siano nel tempo divenuti opachi, viene reinterpretata dai parlanti alla luce di una diversa motivazione, con la conseguente creazione di una nuova etimologia. Ad esempio, la città palermitana di Donna Sisa nasce dalla reinterpretazione paretimologica di arabo ‘ayn “sorgente” e ‘azīzah “eccellente”: un’originaria “sorgente eccellente e preziosa” è diventata nel tempo un’inesistente Donna Sisa, complice l’opacità delle due parole arabe e la somiglianza fonetica tra le forme ‘ayn azīzah e Donna Sisa (per la Sicilia, Ruffino 2011).
L’insieme delle tradizioni orali, tra cui toponimi, canti, narrazioni e saperi tramandati di generazione in generazione, che contribuiscono a definire l’identità culturale di una comunità. Il patrimonio immateriale linguistico è particolarmente esposto ai rischi derivanti dalla globalizzazione, dalla modernizzazione e dall’abbandono delle aree rurali, fenomeni che ne compromettono la trasmissione e la sopravvivenza. Di conseguenza, la sua salvaguardia richiede interventi urgenti di documentazione, studio e valorizzazione.
I toponimi puntuali sono quei nomi di luogo che non godono di estensione, ma che si caratterizzano come veri e propri elementi specifici, geomorfici o antropici, dello spazio: un acquitrino, una portella, un ovile, un orto, una pietraia.
La referenza si riferisce al rapporto tra un segno linguistico (ad esempio una parola o un nome) e l’oggetto, la persona o il concetto a cui il segno si riferisce nel mondo reale o immaginato.
Si tratta degli appellativi che una comunità riconosce a quella vicina, connotandola o denotandola per qualche caratteristica generalmente condivisa. La dicitura completa, che viene introdotta da Bruno Migliorini (1948), è “soprannomi etnici e locali”. Essa viene preferita al calco dal francese blasone popolare, «non solo perché il motto che serve per il blasone è di regola esornativo o laudativo, il che avviene solo di rado col blason populaire, ma anche perché il motto è scelto da quelli stessi che lo porteranno, mentre le frasi motteggiatrici risalgono ai vicini». L’etichetta soprannome etnico riconduce l’oggetto di indagine nell’alveo dell’onomastica, più che in quello della paremiologia laddove venne inizialmente inserito da Pitrè (1880, 1910), sebbene la forma linguistico-testuale assunta dai soprannomi etnici possa essere formalmente un aggettivo o una filastrocca in rima, un sostantivo composto o un sintagma. Affinché si possa parlare di soprannome etnico è necessario che lo stigma colga un tratto saliente (lavorativo, alimentare, comportamentale, fisico, economico, ecc.) e che non si configuri come insulto generico. Per la Sicilia è già in rete una piattaforma digitale con l’intera documentazione storica e sincronica dei soprannomi etnici raccolti in seno al progetto DASES (Dizionario atlante dei soprannomi etnici in Sicilia).
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Per spazio vissuto ci si riferisce allo spazio effettivamente frequentato e utilizzato da una comunità, indipendentemente dai confini amministrativi a cui appartiene. Lo spazio vissuto è definito dalle pratiche quotidiane e dalle interazioni con il territorio, spesso motivate da esigenze lavorative, personali, culturali o sociali, che ne determinano la funzione e la percezione all’interno della vita comunitaria.
I subtoponimi sono nomi propri di luoghi che individuano entità geografiche o porzioni di territorio più circoscritte e specifiche rispetto a quelle indicate dal toponimo principale.
La tautologia è un fenomeno linguistico per cui un nome di luogo si forma dalla combinazione di due termini che veicolano lo stesso significato, spesso in lingue diverse o in forme linguistiche diverse, per rafforzare o chiarire il significato originario attraverso un processo di reinterpretazione e adattamento. Come, in Sicilia, “Mongibello”, da lat. MONTE(M) e ar. ğabal e, quindi, lett. ‘monte monte’, o “Punta Raisi”, da lat. PUNTA(M) e ar. rā’is e, quindi, lett. ‘punta punta’.
Termine che designa il nome proprio attribuito a un luogo, il quale può riflettere caratteristiche geomorfologiche, culturali, storiche, ecc. A seconda della specificità del toponimo, si utilizzano denominazioni più precise, quali antropotoponimo (derivato da nomi di persona), geotoponimo (relativo a caratteristiche geografiche), idronimo (nome di corsi o specchi d’acqua), agiotoponimo (dedicato a santi), e altre classificazioni analoghe.
Nomi di luoghi trasmessi principalmente attraverso la tradizione orale, senza un supporto scritto. Questi toponimi sono spesso legati a usi locali, storie popolari, leggende o tradizioni e possono variare nel tempo e nelle diverse comunità linguistiche. La loro forma e il loro significato possono evolversi a causa delle modifiche linguistiche o delle interpretazioni locali.
Toponimi tratti dalle fonti scritte, quali: carte IGM, mappe del catasto borbonico, carte dei feudi, atti dotali, carte tecniche regionali.
Questo tipo di trascrizione si basa sulla corrispondenza tra i suoni (fonemi) e i simboli grafici utilizzati, cercando di rendere la pronuncia il più fedele possibile attraverso la scrittura, senza però ricorrere alla trascrizione fonetica o fonologica, che richiede strumenti specialistici di decodifica. Per la trascrizione degli etnotesti dell’ATOS si adotterà una trascrizione fono-ortografica semplificata (cfr. Matranga 2007).